PARIGI – Seduto dietro un bancone, tra un bastoncino d’incenso che brucia, confezioni di preservativi e dispenser di lubrificante sparsi qua e là, Joaquim Lousquy, 28 anni, aspira dalla sua sigaretta elettronica e sbuffa nuvole che sanno di vaniglia, cocco e mandorle tostate, il suo mix di aromi preferito. Il bancone di Joaquim si trova all’inizio di un corridoio che dà su tre stanze. La luce è soffusa e la filodiffusione sussurra musica lounge. In una delle stanze si intravede un materasso sul quale è adagiata una bambola di silicone sorprendentemente simile a una donna in carne e ossa e spudoratamente sexy.

Siamo nella prima maison close 2.0 di Francia, al pian terreno di un modesto e sonnolento palazzo del quattordicesimo arrondissement. Joaquim, da buon padrone di casa, mi accoglie con gentilezza e, tra una svapata e l’altra, racconta la storia della sua neonata attività.

A Parigi la prima casa chiusa con bambole di silicone: viaggio in un business legale

Tornato in Francia Joaquim compra quattro bambole in silicone che si fa spedire dal Giappone, affitta un locale nel quattordicesimo, apre una società per il noleggio di giocattoli, la xdolls, e crea l’omonimo sito internet, xdolls.fr. L’inaugurazione dell’attività avviene a inizio febbraio e, stando a quello che dice Joaquim, gli affari partono da subito col piede giusto.

Joaquim esce dal bancone per accompagnarmi a visitare la stanza di Kim, una bambola molto richiesta. Le pareti sono bianche, un televisore che trasmette di continuo film porno è attaccato al muro, sul pavimento c’è un materasso con lenzuola monouso e sulle lenzuola c’è Kim. Latina, un metro e cinquantatré di altezza, le unghie di mani e piedi sono smaltate, le forme generose, ha una parrucca bruna, labbra tumide semiaperte e gli occhi verdi, belli ma irrimediabilmente assenti.

Joaquim si lancia in una rapida dimostrazione delle capacità motorie di Kim. Le stende le braccia, flette i gomiti, piega le ginocchia, allarga le gambe e mi spiega che all’interno di ogni bambola c’è una struttura in acciaio simile a uno scheletro che ci permette di metterla nella posizione che vogliamo. Il breve saggio di ginnastica si conclude con Kim stesa sul letto a gambe divaricate e una frase pronunciata in tono solenne: “Una bambola ergonomica come lei può costare anche ottomila euro”.

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Joaquim sistema una delle bambole

“I clienti sono principalmente professionisti tra i 30 e i 50 anni. Gente curiosa, che ama fare nuove esperienze”, racconta Joaquim. “Ci sono anche persone estremamente timide o brutte, che si vergognano del loro aspetto. Io le aiuto a soddisfare i loro bisogni sessuali”, continua Joaquim che non nasconde un pizzico d’orgoglio.
Joaquim mi avverte che il tempo a mia disposizione sta per finire. Qualcuno ha prenotato Kim per un’ora e lui ci tiene alla privacy dei clienti. Io però ho un dubbio: avere davanti una bambola invece di una persona non potrebbe incoraggiare la gente a comportamenti sessuali estremi? Joaquim taglia corto: “Non so rispondere. Non sono né filosofo né sociologo. So solo che di spostati ce sono sempre stati e sempre ce ne saranno. Meglio che si sfoghino con delle bambole che con delle persone”. Sto per andarmene quando Joaquim mi fa: “Scommettiamo che la prossima casa chiusa di bambole apre in Italia?”.