ALLE CAMERE ACCORDO: accordo Casellati M. Elisabetta (FI) al Senato – Roberto Fico (M5S) alla Camera

Centrodestra, ‘Casellati al Senato’. Di Maio lancia Fico

Il centrodestra prova a ricucire dopo lo strappo di ieri di Salvini sulla Bernini

 L’improvvisa apparizione della ‘nave fantasma’

Ecco dall’Artico le immagini dell’ ‘apparizione’ della colossale Taymyr, una vecchia nave sovietica a propulsione nucleare realizzata in piena Guerra Fredda e in grado di affrontare viaggi a meno 50 gradi. Immagini del giornalista russo Anton Panov.

  Camere: il centrodestra ritrova l’accordo dopo il vertice a Palazzo Grazioli e propone Casellati al Senato, a boccia Fraccaro alla Camera.

“I leader del centrodestra confermano le intese intercorse in questa fase non sono prodromiche alla formazione del governo e che non avranno nessuna influenza sul percorso istituzionale successivo per il quale l’indicazione spetterà al presidente della Repubblica. Confermano che in ogni caso vi è l’impegno di tutte le forze politiche del centrodestra a non ricercare accordi individuali per la formazione del governo”. E’ quanto si legge in una nota.
Di Maio rilancia con Fico alla Camera. M5s vota Casellati al Senato. “Abbiamo proposto Riccardo Fraccaro. Loro hanno posto un veto su Fraccaro e lui ha deciso di fare un passo indietro per il bene del movimento. Con lui abbiamo tutti un debito”. Lo afferma Luigi Di Maio all’assemblea del M5S.
“Ho sentito Salvini, e ha detto che la Camera andrà al M5S”. Afferma Di Maio aprendo l’assemblea dei gruppi congiunti del M5S. Parole accolte con la standing ovation dei deputati e senatori.
“In questo Movimento dobbiamo essere tutti a disposizione del progetto. Arrivare oggi qui è un’avventura meravigliosa. Faremo la votazione, avverrà ciò che avverrà e ci manca poi il tassello del governo con Luigi Di Maio che dovrà essere il nostro premier e dovrà applicare il3 programma del M5S”. Lo afferma Roberto Fico.
Al via nell’Aula della Camera la quarta votazione per eleggere il presidente. Da questo scrutinio il quorum per fare scattare l’elezione scende alla maggioranza assoluta dei voti, contando anche le schede bianche.
Colpo di scena notturno nella rosa dei candidati M5S per la presidenza della Camera. Con un blitz a poche ore dall’assemblea dei gruppi congiunti i capigruppo del Movimento Giulia Grillo e Danilo Toninelli annunciano che il candidato ufficiale alla guida di Montecitorio è Riccardo Fraccaro. E l’annuncio arriva una manciata di minuti dopo dalle indiscrezioni secondo cui a Silvio Berlusconi sarebbe stata sottoposta l’ipotesi di candidatura di un quarto nome unitario per il centrodestra, l’ex magistrato Maria Elisabetta Casellati. “Fraccaro ha esperienza, essendo stato segretario dell’ufficio di presidenza della Camera”, spiegano fonti vicine ai vertici del M5S motivando così la virata notturna dalla scelta di Roberto Fico – dato per favorito nelle ultime ore – a quella dell’esponente del Trentino Alto Adige, tra i parlamentari più vicini a Luigi Di Maio e “supervisore”, assieme a Alfonso Bonafede, della giunta di Virginia Raggi nei mesi critici dell’amministrazione capitolina. “Contiamo sui voti della Lega”, è la posizione dei vertici del M5S che ricordano come Fraccaro sia stato anche protagonista della battaglia del Movimento sull’abolizione dei vitalizi, uno dei “topic” del programma annunciato da Di Maio. Resta da vedere se la candidatura di Fraccaro – che sarà ratificata questa mattina dall’assemblea congiunta – sia destinata a resistere. Ancora aperti infatti sono i giochi per le Camere dopo la rottura tra Lega e FI e dopo l’annuncio, da parte di Matteo Salvini, del suo appoggio al M5S per Montecitorio. Nelle ore notturne, infatti, sembra ritornare in auge l’ipotesi di una ricucitura interna al centrodestra sul nome di Casellati. Il suo nome sarebbe stato proposto a Berlusconi come punto di caduta tra FI e Lega e l’ex Cavaliere ci starebbe riflettendo, è la novità che emerge a tarda notte. Una novità che potrebbe incontrare anche l’ok del M5S: Di Maio, infatti, questa sera dava il suo via libera alla candidatura di Anna Maria Bernini – che ha poi declinato – o “di un profilo simile”.

(di Cristina Ferrulli)
ROMA, 23 MAR – Lo strappo si consuma alle 18 quando Matteo Salvini rientra al Senato dopo aver comunicato, a cose fatte, a Silvio Berlusconi la decisione della Lega: a Palazzo Madama, già alla seconda chiama, i leghisti hanno votato Anna Maria Bernini. Una rottura clamorosa con il Cavaliere, deciso ad andare al ballottaggio sul nome di Paolo Romani, con l’obiettivo di chiudere l’intesa con M5S, per ora sulle presidenze delle Camere ma in prospettiva anche sul governo. Ma il via libera M5s alla senatrice azzurra non chiude i giochi: Bernini si ritira per lealtà al partito proprio mentre la Lega dà il via libera a Roberto Fico e ora potrebbe individuare un suo candidato per il Senato. Il colpo di scena arriva quasi alla fine di una giornata che si era consumata con molti selfie dei neoeletti, emozionati per il ‘primo giorno’ di scuola, e pochi colpi di scena dopo che tutti i partiti, nelle assemblee di prima mattina, decidono di votare scheda bianca davanti al muro contro muro tra il centrodestra, che non si sposta da Romani, e M5S inamovibile dal diktat del ‘no a condannati e indagati’. “Non porterò mai M5S a fare Nazareno bis”, sbarra, di nuovo, la strada Luigi Di Maio. A scuotere i senatori, in mattinata, ci pensa Giorgio Napolitano, che in quanto senatore anziano presiede la seduta di Palazzo Madama. L’ex Capo dello Stato fa un intervento politico a tutto tondo nel quale, da un lato, fustiga il Pd bocciato nelle urne “dall’auto-esaltazione” del centrosinistra, dall’altro certifica che le elezioni sono state “lo spartiacque a favore dei movimenti”. Matteo Renzi, riapparso sulla scena con l’impegno a “tacere per due anni”, incassa seduto, da neosenatori, nel suo banco di Palazzo Madama. Alla Camera, invece, tutto sembra scorrere come previsto con l’Aula che si apre con un applauso unanime in memoria di Aldo Moro. Ma, sotto l’apparente quiete, le grandi manovre sono in corso: Di Maio ammette di aver sentito “più volte” sia Salvini sia il reggente Pd Maurizio Martina, il leader leghista, a parte una pausa pranzo, entra ed esce dal gruppo del Carroccio per incontri e contatti continui. Si chiude con la fumata nera la prima chiamata sia alla Camera sia al Senato e in M5S comincia a serpeggiare la tentazione di cambiare schema: davanti al rischio che alla quarta votazione il centrodestra riesca al ballottaggio a votare Romani, l’idea è di appoggiare un candidato proposto dai dem, Luigi Zanda o meglio Emma Bonino. Ma il Pd è troppo diviso per entrare in partita, Renzi sembra irremovibile: siamo all’opposizione restiamo fuori dai giochi. Durante la seconda chiama, Salvini esce allo scoperto: “Votiamo Bernini, un esponente di Fi,siamo responsabili, speriamo anche gli altri”. Una mossa, ammette, “per evitare l’abbraccio Pd-M5S” comunicata “a Silvio Berlusconi” ma non concordata, sostiene il leader leghista, in un vertice con M5S. “I voti a Bernini sono da considerarsi un atto di ostilità a freddo della Lega che da un lato rompe l’unità della coalizione di centrodestra e dall’altro smaschera il progetto per un governo lega-M5s”, tuona Silvio Berlusconi che riunisce un vertice di guerra a Palazzo Grazioli e convoca Bernini. “Esagerato”, prova a minimizzare il braccio destra di Salvini, Giancarlo Giorgetti che apre anche alla ricerca di un altro nome purchè sia condiviso anche da M5S. In mezzo ai due fuochi resta Giorgia Meloni che continua ad invocare l’unità della coalizione. La Lega rimanda così la palla nel campo di M5S che si chiude in una lunga riunione per dare il via libera a “Bernini o ad un profilo simile” con l’unica pregiudiziale che non sia indagato o condannato. E così, a meno che Berlusconi non decida di rientrare in partita, il ticket per Camera e Senato che sarà composto da Roberto Fico e Anna Maria Bernini, da eleggere già domani mattina alla terza votazione.

 

Mario Foglieni
Mario Foglieni
Classe 1946 - Maschio - Bergamasco - Pensionato dal 1999 - metà tempo in Italia e metà tempo in Croazia

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