Inoltre il programma di Mediaset ha raccolto alcuni scatti che risalgono al 2013 in cui si vede lo stesso ministro dello Sviluppo economico mentre è a bordo piscina con un amico o un gruppo di persone che cenano nel patio della casa. Il vicepremier, intervistato dall’inviato Filippo Roma, ha invece detto di ricordare che lì ci fosse “una stalla” o comunque un edificio non utilizzato come abitazione. Ha poi garantito, come le altre volte, che procurerà i documenti. Sabato 30 novembre il padre di Di Maio al Corriere della Sera aveva detto: “Luigi non sapeva”.

Nel corso della puntata inoltre viene intervistato Mimmo, un ex operaio in causa con l’azienda della famiglia Di Maio per aver lavorato in nero. Secondo l’intervistato, il vicepremier dava “una mano nella logistica“: “Apriva la porta agli operati e passava gli attrezzi”, ha dichiarato. Una circostanza confermata a metà dal leader 5 stelle: “Quando mio padre era in giro, aprivo la porta ai lavoratori”, ha detto. Come ricordano le Iene, “tutti gli episodi riguardano il periodo 2008-2010 e prima del 2014, quando Di Maio entrò nell’assetto proprietario dell’azienda”. Infine il programma ricorda come l’azienda che “da trent’anni porta avanti il padre di Luigi, Antonio”, prima è stata intestata alla madre Paolina Esposito, “poi è confluita nel 2014 nell’Ardima srl, di proprietà al 50% del ministro e della sorella Rosalba”.

Dopo la messa in onda della puntata, Matteo Renzi ha chiesto che Di Maio riferisca in Parlamento. “Quando”, ha scritto su Facebook, “la settimana scorsa Le Iene hanno iniziato a parlare della famiglia Di Maio ho detto: ‘Chi di odio ferisce, di odio perisce’. E ho chiesto le scuse per come la mia famiglia è stata trattata dai Cinque Stelle in questi anni. In un sussulto di onestà intellettuale Salvini ha ammesso che la sua parte politica aveva sbagliato in passato a utilizzare le famiglie per aggredire gli avversari. Meglio che niente. I 5 stelle invece hanno continuato ad attaccare la stampa, a insultarci, a sottolineare che Di Maio non c’entra nulla e che è comunque colpa di chi c’era prima”.