La notte di Sigonella. Documenti e discorsi…

€ 15,30 È lunedì 7 ottobre 1985 quando, dal cuore del Mediterraneo, rimbalza fino a Göteborg, in…


“Lavoriamo giorno e notte con le autorità italiane per conciliare le misure che vogliono varare con il rispetto delle regole di bilancio”. Il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, parlando all’emittente francese Rtl fa il punto sulle trattative con l’Italia. “Sono fiducioso”, aggiunge, certificando però i segnali già arrivati da Bruxelles dopo un’altra giornata di negoziati e confronti tra il Tesoro e la Commissione: un’intesa per evitare la procedura d’infrazione l’Italia ancora non l’ha incassata. I dubbi dei tecnici europei riguardano soprattutto i tagli alle due misure-simbolo: reddito di cittadinanza e quota 100. E Luigi Di Maio ribadisce: “Il primo parte a marzo, il secondo a febbraio: così costeranno un po’ meno”. Intanto Moscovici, proprio dopo che ieri Matteo Salvini si era augurato che non ci fossero “figli e figliastri” a Bruxelles, ha anche ammesso che la Francia invece “sarà l’unico paese a superare il 3% di deficit nel 2019″ e che però per Parigi sicuramente “non ci saranno sanzioni“. “Siamo al limite dell’istigazione alla violenza”, replica Carlo Sibilia (M5s), sottosegretario al ministero dell’Interno. “È come dire: ‘Cari italiani, la prossima volta scendete in piazza e sfasciate tutto invece di veicolare la vostra rabbia nella creazione di un progetto politico e nel voto democratico‘”.

Proprio per via del negoziato con Bruxelles, la manovra italiana è rimasta in stand-by per un giorno e il suo esame in commissione Bilancio al Senato è stato ancora rinviato: la seduta, prevista alle 9.30, è stata posticipata alle ore 12. Lavori ancora fermi, viene spiegato, anche per il fatto che il governo non sarebbe ancora pronto con i pareri sulle proposta di modifica parlamentare. La riunione tra il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria di lunedì sera, durata due ore, è servita proprio a proseguire il lavoro di messa a punto della legge di bilancio. Ma, fa sapere l’Ue, allo stato attuale l’avvio di una procedura per debito nei confronti dell’Italia non è scongiurato. Il nuovo testo più snello inviato da Tria a Bruxelles, con il deficit che si abbassa al 2,04% e la stima di crescita del Pil nel 2019 che potrebbe calare dall’1,5% fino all’1%, non ha ancora convinto i tecnici della Commissione.

Il nodo è soprattutto l’abbassamento da 16 a circa 12 miliardi delle risorse per le due misure bandiera, il reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni. “Queste sono ore decisive per il dialogo con l’Europa. Tutto quello che potevamo fare lo abbiamo fatto e lo stiamo facendo”, ha detto Luigi Di Maio alla trasmissione I Lunatici di Rai Radio2. “Stanotte il ministro Tria e il presidente Conte hanno lavorato agli ultimi conti, ora si dovrebbe chiudere”, ha aggiunto, dicendosi anche lui “fiducioso” come Moscovici. Il vicepremier M5s ha ribadito anche come si è arrivati ai tagli su reddito e pensioni: “Siccome partono un po’ dopo, il reddito a marzo e quota 100 a febbraio, costeranno un po’ di meno”.

Intanto il governo sembra però aver portato a casa una prima buona notizia: l’ipotesi che il giudizio della Commissione Ue sulla legge di bilancio italiana non venga pronunciato mercoledì 19, come era previsto. Il premier Conte e il ministro Tria – spiegano fonti di governo – avevano lavorato anche per questo obiettivo. E ora sembra a portata di mano per una duplice ragione: la prima è che solo il via libera del Parlamento alla manovra potrà certificare gli impegni presi da M5s e Lega con l’Ue, la seconda è tutta politica ed è che la Commissione non sembra voler rischiare di aggiungere un riacutizzarsi dello scontro con Roma, a nodi spinosi come la Brexit e le tensioni per i gilet gialli francesi (con annesso sforamento del deficit di Parigi).