Per 25 anni Napoli, Roma e Palermo sono state le terre dei fuochi d’Italia, le province in cui è stato necessario il maggior numero di interventi, in assoluto, per spegnere le fiamme che in un quarto di secolo hanno bruciato rifiuti di ogni sorta, ma anche impianti e discariche. Anche se negli ultimi cinque anni la maglia nera è passata a Roma e Reggio Calabria è riuscita a prendere il posto del capoluogo campano fra le prime tre province. Basta però che si prenda in esame la densità delle operazioni rispetto all’estensione di questi territori, perché tra le prime cinque province con più roghi (negli ultimi 25 anni) rientri anche Milano. Questa la situazione descritta dal comandante nazionale dei vigili del fuoco, Fabio Dattilo, alla Commissione Ecomafie. È emblematico, anche se non è un dato statistico, che tra i nove gli interventi ritenuti più rilevanti condotti nel 2017 in seguito a incendi di discariche, depositi di rifiuti e impianti, cinque sono stati eseguiti in Lombardia, due nel milanese e tre in provincia di Pavia. D’altronde, alla fine della XVII Legislatura, l’ultima Commissione Ecomafie ha certificato che dal 2015 al 2017 sono stati registrati 261 casi di incendi di impianti di trattamento e di stoccaggio dei rifiuti, di cui il 47,5% al Nord.

I NUMERI DEI VIGILI DEL FUOCO SUI ROGHI DI RIFIUTI – Dattilo ha fornito alcuni numeri sul fenomeno degli incendi negli stabilimenti che stoccano, trattano o smaltiscono rifiuti: “Su 300mila interventi per incendi o esplosioni effettuati nel 2017, circa 23mila sono stati per incendi riguardanti rifiuti (dai cassonetti agli impianti, ndr). Nel 2016 la proporzione è stata 25mila su 250mila. Dai nostri archivi risulta che una media del 10% all’anno degli interventi di soccorso per incendio riguardano incendi di rifiuti”.

LE TERRE DEI FUOCHI, LA MAPPA – Per dare indicazioni più precise sull’incidenza dei roghi dei rifiuti nelle diverse aree d’Italia, da Nord a Sud, è stata elaborata un’analisi geografica sia a livello provinciale che regionale. Non solo. Sono stati presi in considerazioni due archi temporali diversi, gli ultimi 25 anni e il periodo che va dal 2014 al 2018, con l’obiettivo di capire come si stia evolvendo il fenomeno. Dal 1994 a oggi le regioni maggiormente interessate dai roghi di rifiuti sono state, nell’ordine, Sicilia, Campania e Lazio, mentre la classifica delle province vede in testa Napoli seguita da Roma, Palermo, Reggio Calabria, Catania, Caserta, Bari, Messina e Torino. È stata elaborata anche un’altra mappatura, che tiene conto della densità degli interventi rispetto all’estensione superficiale di provincia e regione: la Campania risulta essere la regione con maggiore densità di roghi, mentre tra le province più calde ci sono, ancora una volta, Napoli seguita da Caserta, Reggio Calabria, Bari e Milano.

Proprio a Caserta, il 19 novembre 2018, è stato firmato uno specifico protocollo d’intesa per dare attuazione al Piano d’azione per il contrasto dei roghi dei rifiuti. “I roghi sono il volto evidente di una gestione illegale, e purtroppo non poco diffusa, dei rifiuti” ha dichiarato il presidente della commissione Ecomafie Stefano Vignaroli. “Non sorprende vedere, nelle analisi presentate dal comandante Dattilo la provincia di Milano accostata alle province del meridione. È l’ennesima prova che il fenomeno dei roghi sovverte le geografie tradizionali dell’illegalità del settore dei rifiuti, che in passato vedevano concentrarsi al sud gli smaltimenti illegali”. Se si prendono in esame gli anni ultimi 5 anni (dal 2014 al 2018), le regioni con i record negative sono più o meno sempre le stesse, ma la provincia di Napoli non è più al primo posto. Tra le regioni maggiormente interessate ai roghi, infatti, ci sono la Sicilia al primo posto, seguita in ordine da Calabria, Puglia, Lazio e Campania. Tra le province Roma, Palermo e Reggio Calabria. Per la Capitale basti pensare al rogo che l’11 dicembre 2018 ha distrutto il Tmb Salario e ad altri due episodi alle isole ecologiche di viale Palmiro Togliatti e Acilia.

GLI INCENDI AI SITI E IL NUOVO TRIANGOLO DELLA DIOSSINA – Il comandante ha portato all’attenzione della Commissione Ecomafie anche la questione degli incidenti alle discariche e ai siti di smaltimento e stoccaggio dei rifiuti. Segnalando alcuni ritenuti di particolare rilevanza, nell’ultimo biennio: 5 eseguiti nel 2018 e 9 nel 2017 (e fra questi 5 nella sola Lombardia). Non si tratta ovviamente di numeri statistici, perché quelli reali sono molto maggiori, ma danno il senso di ciò che sta avvenendo al Nord. A luglio 2017 è divampato un incendio all’interno di un capannone adibito allo stoccaggio di rifiuti, alla periferia Nord di Milano. A settembre, a Mortara (Pavia) è andato a fuoco un capannone della ditta ‘Eredi Bertè’ che si occupa di smaltimento). A ottobre è stata la volta di un’azienda di stoccaggio dei rifiuti di Cinisello (Milano) e poi i due interventi, quasi in contemporanea, sempre in provincia di Pavia, prima per un’esplosione avvenuta all’interno dell’azienda ‘Salpo srl’, specializzata nel recupero, trattamento e riciclo di alluminio e carta, a Gambolò e, un paio di ore dopo, per l’incendio all’inceneritore della ditta ‘Lomellina Energia srl’ a Parona. Non è un caso se il Wwf ha ribattezzato l’area compresa tra Mortara, Corteolona e Parona ‘il triangolo della diossina’. Se nel 2017 in Lombardia ci sono stati 12 incendi che hanno riguardato aziende di stoccaggio, trattamento e smaltimento dei rifiuti, la metà si sono verificati proprio in quest’area, attorno a Pavia. Così, mentre ad agosto 2018 il ministro dell’Ambiente Sergio Costa firmava la circolare per far rientrare gli impianti che stoccano l’immondizia tra quelli controllati nei piani della prefettura, proprio a Pavia il prefetto aveva già fatto scattareun sistema di verifiche a sorpresa dopo l’escalation di incendi del 2017.

LA NATURA DEGLI INCENDI E LA PREVENZIONE Rispetto alla natura degli incendi, Dattilo ha sottolineato le difficoltà nel capire se si tratti di roghi dolosi o colposi perché “le fiamme distruggono le cause”. Ma in molti casi è forte il sospetto che ci sia una chiara volontà di bruciare i rifiuti: “È chiaro che costa molto meno bruciare un chilogrammo di rifiuti piuttosto che avviare la stessa quantità a tutti i trattamenti previsti dalla legge”. Sul fronte della prevenzione degli incendi per Dattilo è fondamentale la collaborazione tra gli organismi di controllo che si scambino informazioni. “Il mio auspicio – ha spiegato – è che su questi impianti si facciano i controlli in maniera collettiva, in modo che le autorizzazioni siano univoche e le informazioni condivise”.

LA BUONA PRATICA DEL VENETO E proprio sul fonte della prevenzione, in Veneto è stato avviato un progetto pilota realizzabile anche in altre regioni. La direzione Veneto dei Vigili del fuoco ha istituito l’ufficio per il monitoraggio degli impianti che effettuano attività di gestione dei rifiuti, con il proposito di estendere i tradizionali controlli anche alle imprese iscritte alle varie categorie e classi dell’Albo nazionale dei gestori ambientali, non esplicitamente incluse per legge tra le attività soggette a queste verifiche”. L’obiettivo è proprio quello di porre particolare attenzione alla sempre maggiore frequenza di incendi che interessano gli impianti di stoccaggio e di recupero dei rifiuti. “Accolgo favorevolmente l’auspicio del comandante Dattilo – ha commentato Vignaroli – rispetto a controlli collegiali e integrati tra i diversi organi: un fenomeno così complesso si può interpretare e contrastare solo attraverso un lavoro di squadra”.