Si chiamano “progetti utili alla collettività” e chiunque beneficerà del reddito di cittadinanza dovrà svolgerli per un massimo di 16 ore settimanali, pena la revoca del reddito. Ma i Comuni che sono chiamati a organizzare (e finanziare) questi progetti entro l’estate, ancora non sanno come farlo. L’allarme è stato lanciato da diverse città italiane, con Milano Bologna in testa e condiviso anche dalla giunta pentastellata di Torino. “Ad oggi non esiste un inquadramento normativo per questo tipo di ‘volontariato’, è impossibile pensare di mettere a lavorare delle persone gratis nei Comuni”, spiega a Ilfattoquotidiano.it l’assessore al Lavoro del capoluogo emiliano Marco Lombardo. “Spingere i cittadini a partecipare alla vita e alla cura della comunità è un fatto importante, però noi siamo in grado di gestire al massimo 30 o 40 persone”, gli fa eco il sindaco di Brindisi Riccardo Rossi. “I beneficiari del reddito, invece, saranno a migliaia. Dove le prendiamo le risorse?”. Tutti problemi che rischiano di rallentare l’attuazione della misura più cara al Movimento 5 Stelle. È per questo che l’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) ha presentato al governo diverse modifiche al testo del decreto, attualmente in fase di conversione in legge in Parlamento. Un lavoro condiviso cui ha partecipato in parte anche l’assessora al Welfare del capoluogo piemontese, Sonia Schellino, e ha presenziato la collega romana Laura Baldassarre in rappresentanza della Capitale. Le prime risposte sono attese per oggi, quando si terrà la Conferenza unificata straordinaria tra esecutivo, enti locali e Regioni.

Cosa prevede il decreto sul reddito
All’articolo 4 del testo su reddito di cittadinanza e quota 100 si legge che ciascun beneficiario del sussidio “è tenuto ad offrire la propria disponibilità per la partecipazione a progetti a titolarità dei Comuni, utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni, da svolgere presso il medesimo Comune di residenza”. Una sorta di volontariato obbligatorio, quindi, da svolgere per “un numero di ore compatibile con le altre attività del beneficiario e comunque non superiore al numero di otto ore settimanali”. Soglia poi aumentata a 16 ore con un emendamento approvato nelle scorse settimane in Senato. Gli enti locali, si legge infine nel decreto, devono avviare le procedure per istituire questi progetti “entro sei mesi”. Un termine che diversi sindaci e assessori giudicano ormai difficile da rispettare.

I Comuni: “Brancoliamo nel buio, mancano risorse, personale e norme”
“Abbiamo avuto due incontri con Di Maio e con i suoi tecnici, da cui abbiamo avuto solo risposte generiche”, ha spiegato al Fatto.it l’assessore alle politiche sociali di Milano Pierfrancesco Majorino. “Ci sono diversi problemi: le risorse per organizzare i progetti, il personale, le norme per capire come metterli in pratica. Il rischio è che tutto ciò diventi una grande occasione persa”. Majorino, infatti, non è contrario per principio al reddito di cittadinanza. “Estendere il Rei sarebbe stato più facile, ma ora che è in vigore il reddito bisogna usarlo bene. Questi lavori ‘utili alla collettività’ di cui si parla non devono trasformarsi in una stretta di mano e in un pezzo di carta certificato dal Comune”, aggiunge l’assessore. “Possono diventare una risorsa, ma con quali soldi? E quali mansioni saranno permesse? Non vorrei che poi si andassero a danneggiare altri lavoratori o enti che sono già impegnati in questi settori”. Tutti timori condivisi anche dall’assessore bolognese Lombardo: “Un altro problema è il tipo di inquadramento che sarà previsto per queste persone. Serve una normativa di dettaglio che per ora non esiste”, chiarisce.

Un recente pronunciamento della Corte dei conti (e recepito da alcuni regolamenti comunali italiani), infatti, lascia aperta la possibilità che i cittadini possano svolgere una forma di volontariato singolo presso gli enti locali a condizione che questo sia “libero, gratuito e senza vincoli di subordinazione”. Il reddito di cittadinanza, invece, prevede proprio l’obbligatorietà. “Noi come città di Bologna chiediamo anche di essere coinvolti nel lavoro dei navigator”, conclude l’assessore bolognese. “I nostri centri dell’impiego funzionano e possiamo dare una mano per il matching tra aziende e lavoratori, sarebbe un peccato perdere quello che abbiamo costruito in questi anni”. Nel capoluogo emiliano, infatti, si stima che i beneficiari del reddito corrispondano a “10-15mila nuclei familiari. Una mole di persone da gestire enorme, per cui servirebbero ulteriori fondi”. Con le dovute proporzioni, anche molte città del Sud Italia si trovano a dover affrontare la medesima situazione. Come Brindisi, guidata dal sindaco di sinistra Riccardo Rossi. “Il tema centrale da capire è se i beneficiari del reddito vadano considerati dei lavoratori oppure no. Perché se gli si chiede di fare dei lavori socialmente utili, quel lavoro va normato come tale”, chiarisce il primo cittadino pugliese. “Bisogna chiarire il tipo di rapporto che si formerà tra Comune e beneficiario del reddito, a quali condizioni e quali saranno i costi da affrontare”.

Il fronte trasversale degli enti locali
Le preoccupazioni sollevate dai sindaci di tutta Italia sono state rivolte dall’Anci al governo durante gli incontri delle ultime settimane e messe per iscritto attraverso alcuni emendamenti. Un lavoro, questo, cui ha partecipato anche l’assessora al Welfare della giunta Appendino. “La città di Torino ha condiviso con Anci e altri Comuni le preoccupazioni specifiche sui progetti di pubblica utilità. Sono stati presentati emendamenti che saranno recepiti dal Governo, e che prevedono la definizione di linee guida nazionali in merito alle modalità di attivazione dei progetti e le forme”, ha dichiarato in una nota Schellino. Nell’attesa che queste linee guida vengano chiarite, continua l’assessora, il Comune sta iniziando a ragionare sui progetti per i beneficiari del reddito, “sulla base dell’esperienza maturata attraverso i progetti di reciproca solidarietà attivati anche con le reti del privato sociale e l’apporto delle fondazioni bancarie”. All’incontro di metà febbraio con il ministro del Lavoro Di Maio, inoltre, ha partecipato a fianco dell’Anci anche l’assessora alle Politiche sociali del comune di Roma Laura Baldassarre.

Le risposte del governo all’Anci
In attesa della Conferenza unificata straordinaria tra esecutivo, enti locali e Regioni prevista per il 12 marzo, il presidente Antonio Decaro (che è anche sindaco di Bari), contattato dal Fatto.it ha chiarito quali sono le possibili soluzioni sul tavolo. “Per quanto riguarda la carenza di personale, causata negli anni dal blocco del turnover e ora dallo stop alle nuove assunzioni sancito dall’ultima legge di bilancio, l’ipotesi è un emendamento a firma Bongiorno che permetta almeno di sostituire i 50mila dipendenti degli enti locali che andranno in pensione con quota 100″. Fra le difficoltà che dovranno affrontare i Comuni, infatti, ci sono anche le complesse verifiche anagrafiche di chi fa richiesta del reddito di cittadinanza. “Controllare che i richiedenti siano in regola con i 10 anni di residenza in Italia richiede una mole di lavoro enorme”, chiarisce Decaro. Su questo, l’ipotesi dell’esecutivo è di presentare un emendamento “che permetta di limitare le verifiche agli ultimi 2 anni e preveda poi dei controlli a campione più accurati”. Sul fronte delle risorse, invece, la questione è più complessa. “Per finanziare i progetti di pubblica utilità, quindi le divise, l’assicurazione, eventuali dispositivi individuali, il governo ha promesso che presenterà un ulteriore emendamento per sbloccare subito i 300 milioni del Rei che erano a disposizione dei Comuni, da integrare progressivamente negli anni”, aggiunge il presidente dell’Anci. “Di sicuro è un passo in avanti, ma bisogna capire se sarà sufficiente. Per il resto aspettiamo i decreti attuativi che chiariscano come interpretare questi lavori socialmente utili”. Ad oggi, infatti, Palazzo Chigi non ha dato alcuna indicazione in merito. “Detto questo, aiutare le famiglie e chi vive in contesti sociali difficili è comunque un fatto positivo”, conclude Decaro. “Speriamo solo che le promesse del governo non rimangano