La Brexit è rinviata ad Halloween. Nella notte, dopo otto ore di vertice Ue straordinario, i 27 e il Regno Unito hanno concordato “una proroga flessibile fino al 31 ottobre”, ha comunicato via Twitter il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. “Questo significa ulteriori sei mesi per il Regno Unito per trovare la migliore soluzione possibile”. La condizione posta da Bruxelles è la partecipazione della Gran Bretagna alle elezioni Europee, pena trovarsi catapultata fuori dal blocco senza un accordo, il primo giugno. Theresa May in compenso ha sei mesi in più per e permetterle così di cercare una maggioranza per l’accordo di divorzio a Westminster, evitando lo sfacelo di una separazione traumatica, che secondo il vecchio calendario si sarebbe compiuta domani.

“Un’estensione flessibile, un po’ più corta di quanto prevedevo, ma ancora abbastanza, per trovare la soluzione migliore. Non buttate via questo tempo”, ha ammonito Tusk, rivolgendosi ai Comuni “che ora hanno la partita nelle loro mani”, e che grazie all’elemento di flessibilità introdotto nella proroga potrebbero uscire a stretto giro, mettendo fine alla coabitazione forzata con l’Ue. Infatti se l’accordo di ritiro verrà ratificato “da entrambe le parti prima di questa data, allora il ritiro” dall’Ue “avrà luogo il primo giorno del mese successivo”, si specifica nelle conclusioni. La data del 31 ottobre è stata scelta, ha spiegato il presidente francese Emmanuel Macron, perché “dobbiamo essere sicuri che quando la prossima Commissione Europea si insedierà, avremo trattato la questione. La nuova Commissione si insedierà il primo novembre 2019”.

“Dura lex, sed lex”, ha rimarcato il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, che ha tenuto a sottolineare come la “revisione” fissata al Consiglio europeo di giugno non sarà una tagliola, ma un’occasione “per fare un punto della situazione”. A favore della decisione della proroga al 31 ottobre – che coincide con la scadenza del mandato dell’esecutivo di Juncker – ha giocato la speranza che il nuovo dialogo lanciato dalla premier britannica col leader Labour Jeremy Corbyn, possa portare i suoi frutti a breve, e permettere finalmente di aprire un nuovo capitolo.

Gli argomenti portati al tavolo da May, che ai suoi omologhi ha detto di “voler uscire il prima possibile” puntando al 22 maggio, sono sembrati più solidi rispetto al passato, ma non abbastanza da convincere nell’immediato il presidente francese Emmanuel Macron, arrivato ai lavori del vertice puntando sull’opzione di una proroga breve al 30 giugno, sostenuto da pochi altri tra cui il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Macron si è detto preoccupato per le elezioni europee e la collaborazione leale di Londra durante il periodo di permanenza. Un incontro bilaterale con Angela Merkel non è bastato ad ammorbidire le sue posizioni del capo dell’Eliseo: sono state necessarie varie proposte e un duro confronto con Juncker, hanno rivelato fonti diplomatiche. Il presidente francese, che a fine vertice ha parlato di “miglior compromesso possibile per salvaguardare l’unità dei 27”, è rimasto insoddisfatto anche di fronte al rafforzamento del testo delle conclusioni, con un meccanismo per neutralizzare eventuali azioni di ostruzionismo da parte del Regno Unito durante la proroga.

Uno spauracchio che i Tories brexeeter sono tornati ad agitare, inquietando anche il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, che ha avvertito: l’Eurocamera “non è un albergo a ore, da cui si entra e si esce a proprio piacimento”. Paladina della necessità di concedere una proroga lunga a Londra – che nelle intenzioni iniziali era di nove, dodici mesi – è stata invece la cancelliera Merkel che si è battuta fino all’ultimo, richiamando la necessità di “salvaguardare l’unità dell’Ue e ad evitare una Brexit senza accordo”. L’unione dei 27 è salva per ora, ma non è detto che la saga Brexit non riservi presto nuove sorprese.