Almeno la metà degli ospedali campani non rispetta tutti i requisiti minimi per assicurare qualità e sicurezza delle attività. Non c’è solo l’inchiesta per assenteismo che ha scosso l’ospedale San Rocco di Sessa Aurunca, nel Casertano, finito sotto i riflettori una settimana fa per i 28 dipendenti indagati, tra quelli fuori norma: la chiusura d’urgenza della struttura da parte del Nas per “mancanza della prevista autorizzazione all’esercizio” non costituisce un caso isolato né un’eccezione. Al Fattoquotidiano.it risulta che almeno il cinquanta per cento degli ospedali della Campania non rispetta tutti i requisiti minimi (strutturali, tecnologici e organizzativi) necessari per assicurare qualità e sicurezza delle attività: dai percorsi differenziati per materiale sporco e pulito alla zona filtro per i degenti e un’altra per il personale sanitario nelle terapie intensive, ai massimo quattro posti letto per camera di degenza e a un bagno ogni quattro malati, alla zona risveglio distinta da quella in cui viene addormentato il paziente nel blocco operatorio. E così via.


Tra gli ospedali privi di nulla osta ci sono il San Leonardo di Castellammare di Stabia, il Santa Maria la Pietà di Nola, il Maresca di Torre del Greco, il Sant’Anna e Madonna della Neve di Boscotrecase, l’Apicella di Pollena Trocchia, il Santa Maria Incoronata dell’Olmo di Cava De’ Tirreni. E poi alcuni reparti del Rummo di Benevento. Mentre a Napoli continuano le ispezioni al San Paolo di Fuorigrotta e al San Giovanni Bosco (qui anche per omissione di pulizie a causa dello scandalo insetti in corsia), dove i Nas a dicembre hanno chiuso bar e ristorante perché abusivi.

“Il vero problema è la lentezza dei finanziamenti – si giustifica Antonio Postiglione, direttore generale per la Tutela della salute della Regione Campania -. Stiamo aspettando che il governo ci sblocchi oltre un miliardo di euro per l’edilizia sanitaria”. Soldi che servirebbero per l’adeguamento delle strutture campane. Il ministero della Salute, interpellato da ilfattoquotidiano.it, spiega però che dalla Regione amministrata da Vincenzo De Luca, al centro della polemica tra Lega e M5s per il rinnovo del suo ruolo di commissario alla Sanità, non sono mai arrivati tutti i documenti necessari per completare l’iter.

Ma come funziona la trafila burocratica e amministrativa per ottenere l’autorizzazione all’esercizio delle strutture sanitarie? Formalmente viene rilasciata dai Comuni, ma chi verifica la compatibilità del progetto rispetto al fabbisogno e al possesso dei requisiti essenziali è la Asl tramite un’apposita commissione. La parola finale spetta alla Regione, che valuta il parere della Asl e trasmette tutta la documentazione al Comune per il via libera definitivo. Perché oggi mancano ancora questi pezzi di carta? “Perché si tratta di edifici molto vecchi, di almeno 50 anni, e per metterli a norma non ci sono abbastanza soldi. Il problema non è solo della Campania ma di tutto il Centro-Sud – spiega Andrea Urbani, il responsabile della programmazione sanitaria del ministero della Salute – Mancano spesso i requisiti antisismici, quelli antincendio, oppure gli impianti di condizionamento non sono adeguati. Dovremmo chiuderli quasi tutti ma è impensabile, le persone non saprebbero dove andare a curarsi”.

L’obbligo dell’autorizzazione preventiva al funzionamento risale addirittura a un regio decreto del 1934 (n. 1265, art. 193). “Non ci sono scuse, è grave se manca il via libera. Non vale dire ‘siamo in piano di rientro e non abbiamo soldi’. È altrettanto grave però fare le leggi senza tener conto del loro impatto economico”. E allora gli ospedali operano in deroga. C’è anche dell’altro: “Un po’ di incompetenza – dice in maniera diretta Urbani – Al ministero sono fermi 3,7 miliardi di euro per l’edilizia sanitaria nel Centro-Sud. Finché le regioni non ci presentano un progetto accettabile non possiamo trasferire questi soldi”.

L’iter prevede, spiega ancora Urbani, che “si approvi prima una rete ospedaliera, e quindi il bacino di utenza in base alle patologie e i livelli di struttura per complessità crescente, e poi va fatto uno studio di fattibilità dei reparti che vogliono realizzare o sistemare. Dalla Campania lo stiamo ancora aspettando”. E, quando sarà pronto, la Regione di De Luca riceverà 1 miliardo e 80 milioni di euro. Il direttore dell’Asl Napoli 2, Antonio D’Amore, non nasconde le difficoltà: “Quando mi sono insediato nel luglio 2016 all’ufficio tecnico c’era soltanto un ingegnere e qualche geometra per cinque ospedali da controllare. Con il blocco del personale previsto dal piano di rientro non era stato sostituito chi era andato in pensione. Il Governo ci ha concesso nuove assunzioni un anno fa e così ho potuto assumere altri cinque ingegneri. Ma i lavori per verificare l’agibilità delle strutture sono lunghi. Intanto stiamo cambiando le sedie in alcuni ambulatori”.