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I socialdemocratici con la maggioranza relativa: molto relativa, visto che hanno poco meno del 18 per cento dei voti. I sovranisti dei Veri Finlandesi non avanzano, ma ora sono la seconda forza del Paese, a pochi decimali dal primato. Il partito centrista dell’ex premier Juha Sipilä è l’unico vero sconfitto, con un crollo evidente nel numero dei seggi. Dopo lo spoglio di oltre il 90 per cento delle schede è questa la sintesi del risultato delle elezioni parlamentari in Finlandia. Nessuno scossone, tantomeno da destra, ma ancora una volta l’ipotesi di un governo di larghe intese, anche se cambierà il capofila.

Quando manca poco meno del 10 per cento delle schede da scrutinare, il Partito socialdemocratico guidato dall’ex ministro dell’Economia Antti Rinne ha la maggioranza relativa nel Parlamento di Helsinki, con il 17,9 per cento, con un incremento di un punto e mezzo rispetto al 2015. Seguono i Veri Finlandesi, il Kok, i populisti di estrema destra che si attestano al 17,7, la stessa percentuale di 4 anni fa. In terza posizione c’è il Partito di Coalizione Nazionale, il Kok, con il 16,6, due punti in meno rispetto al 2015. Quarto è il Partito di Centro dell’ex premier Sipilä che dal 21 per cento delle passate elezioni passa al 14,3, quasi 7 punti in meno.

Ma almeno altri quattro partiti raccolgono percentuali significative, soprattutto a sinistra. Per esempio i Verdi, che superano l’11 per cento, in aumento sensibile rispetto al 2015 quando avevano preso l’8,5. Prende più dell’8, invece, la sinistra-sinistra del Vas che partiva da un precedente del 7,1. Intorno al 4 per cento, infine, il Partito Popolare Svedese, una forza liberale ultracentenaria che rappresenta la minoranza linguistica, e i Democratici Cristiani.

Naturalmente c’è da capire come si trasformeranno queste cifre nella distribuzione dei 200 seggi del Parlamento finlandese. Ci sarà da calcolare quale coalizione sarà in grado di comporre una maggioranza che superi quota 100. I giornali finlandesi per esempio stimano 40 seggi solo per i socialdemocratici e 38 a testa per gli ultranazionalisti e il Partito di Coalizione.

La Finlandia è andata a elezioni anticipate dopo che il capo del governo Sipilä si è dimesso: il Parlamento a marzo aveva bocciato le riforme del welfare e della sanità. Il leader centrista aveva guidato per 4 anni un governo sostenuto da una coalizione variegata che oltre al suo partito comprendeva anche i sovranisti di Riforma Blu, di Timo Soini, il fondatore di Veri Finlandesi.