Raggi, dice, non sapeva nulla di ciò che avveniva alle sue spalle. Compresa la riunione del 26 ottobre 2016, “tenutasi informalmente presso l’ufficio di Marra Raffaele, ove sostanzialmente è maturata la domanda di Marra Renato alla nomina quale Direttore della Direzione Turismo e il parere favorevole dell’assessore Adriano Meloni, per la nomina medesima”. “Della riunione – continua il giudice – che si è rivelata determinante per la nomina del Marra Renato si tenne all’insaputa del Sindaco Raggi in cui Marra fece il nome del fratello in merito alla nomina”.

Nella nota inviata all’Anac, scrive il giudice, la Raggi “affermava testualmente che Marra aveva eseguito le determinazioni impartite ‘senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali, peraltro a me affidate in via esclusiva dalla normativa vigente’. Tale affermazione- prosegue la sentenza – contrasta nettamente con la precedente descrizione dei compiti svolti dal Marra”. In sostanza, continua il giudice, “non v’è dubbio che sotto questo profilo la valutazione del Sindaco sia errata sul piano formale e su quello sostanziale.”

“La affermazione che il Marra non ha partecipato alla fase istruttoria dell’interpello per le nomine da dirigente amministrativo – continua  – non corrisponde alla realtà. Il contrasto tra la descrizione della attività svolta in concreto dal Marra Raffaele nel procedimento di interpello e la sua definizione come non di natura istruttoria, appare dunque stridente, in quanto la prima smentisce la seconda. L’imputata, in sede di esame, si è resa conto della contraddizione e l’ha spiegata come una deformazione professionale, perché avrebbe ragionato da avvocato piuttosto che da Amministratore. In sostanza l’imputata avrebbe errato sulla nozione di ‘attività istruttoria’, ritenendo tale soltanto quella che venisse accompagnala dall’esercizio di un potere autonomo e discrezional