Pensioni, ecco tutti i modi per lasciare il lavoro prima dei 67 anni

Mancano quasi due anni alla fine della sperimentazione di quota 100, ma ci sono ancora soluzioni che consentono di accedere alla pensione o a un prepensionamento

di Matteo Prioschi

Nonostante manchino quasi due anni alla fine della sperimentazione della pensione quota 100, già si fanno ipotesi su cosa succederà dal 2022, e i lavoratori che hanno poco più di 60 anni di età guardano al futuro con il timore di dover proseguire l’attività fino a raggiungere i 67 anni necessari per accedere alla pensione di vecchiaia.

Tuttavia quest’ultimo non è l’unico canale di pensionamento e, nonostante l’inasprimento generale dei requisiti dovuto alla riforma Fornero, ci sono ancora soluzioni che consentono di accedere alla pensione o a un prepensionamento ben prima di compiere 67 anni.

Oggi ci si accede con almeno 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Il primo requisito è agganciato alla variazione della speranza di vita, ma la buona notizia è che questo meccanismo non determinerà alcun aumento in occasione del prossimo adeguamento. Quindi anche nel biennio 2021-2022 i minimi per accedervi rimarranno invariati.

Inoltre alcune categorie di lavoratori quest’anno maturano il requisito per la pensione di vecchiaia ancora a 66 anni e 7 mesi di età, come nel 2018, ma con almeno 30 anni di contributi. Si tratta di chi ha svolto lavori gravosi e degli addetti alle lavorazioni particolarmente faticose e pesanti (dette anche usuranti).

Quota 100
Salvo modifiche alle regole, c’è tempo fino al 31 dicembre 2021 per maturare i 62 anni di età e i 38 anni di contributi che consentono di andare in pensione ben prima della pensione di vecchiaia o dell’anticipata. In questo caso tra maturazione del diritto e primo assegno trascorrono 3 mesi di finestra se si tratta di un lavoratore del settore privato e 6 mesi per i dipendenti pubblici.

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Opzione donna
Le lavoratrici dipendenti che hanno compiuto 58 anni di età e quelle autonome che hanno compiuto 59 anni di età nel 2019, e al contempo hanno raggiunto i 35 anni di contributi, possono andare in pensione dopo aver fatto trascorrere una finestra mobile di 12 mesi (dipendenti) o 18 mesi (autonome). Quindi, nei fatti, il primo assegno lo si riceve non prima dei 59 anni o dei 60 anni e 6 mesi di età.

Lo “sconto” rispetto alla pensione di vecchiaia e a quella anticipata è considerevole, ma altrettanto rischia di essere la riduzione dell’importo dell’assegno, perché si smette prima di lavorare e accumulare contributi e perché viene applicato il metodo di calcolo contributivo invece di quello misto.

Lavoratori precoci
Se una persona ha lavorato, e versato contributi, per almeno 12 mesi prima di compiere i 19 anni di età, per il sistema previdenziale è un lavoratore precoce. E se rientra anche in una delle 4 categorie di persone ritenute meritevoli di tutela, può andare in pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età.

Ciò significa che occorre, in alternativa:
1 essere disoccupato e avere esaurito le prestazioni di disoccupazione da almeno tre mesi;
2 prendersi cura almeno da sei mesi continuativi di un parente con disabilità grave;
3 avere un’invalidità almeno al 74%;
4 aver svolto una delle 15 mansioni individuate come “gravose” (per esempio muratori, camionisti, facchini) per almeno sei anni negli ultimi sette o per almeno sette anni negli ultimi dieci (o, infine, essere un “usurato”).
Tra la maturazione del diritto e la decorrenza passano 3 mesi.

Attività usuranti o notturne
Addio al lavoro con almeno 35 anni di contributi e un minimo di 61 anni e 7 mesi di età, purché la somma (in gergo previdenziale “quota”) dei due valori dia almeno 97,6. Questa l’opzione prevista per chi ha svolto per almeno metà della vita lavorativa o per almeno 7 degli ultimi 10 anni, una delle attività classificate come particolarmente faticose e pesanti (tra questi minatori, palombari, autisti di autobus per il servizio pubblico). Attenzione, però, perché se si è lavorato anche come autonomi, l’età minima sale di un anno, così come la quota.