Applausi. Molto passato e altrettanto futuro. E messaggi chiari a chi, dall’interno del Movimento, ne ha minato la leadership. Luigi Di Maio sale sul palco del Tempio di Adriano di Roma poco prima delle 18. È emozionato, per la prima volta non va a braccio: legge il discorso “che ho iniziato a scrivere un mese fa”, confermando quindi i rumors dei primi di gennaio sulle sue dimissioni da capo politico del M5s, ruolo ricoperto da due anni e quattro mesi. Alle 18.50 arriva l’annuncio ufficiale: “Mi dimetto da capo politico del Movimento 5 Stelle“. Prima, un intervento di un’ora in cui subito è entrato nel merito della questione, parlando del futuro del Movimento per parlare del suo presente: “Il mio lavoro è iniziato un anno fa, dopo la delusione delle elezioni in Abruzzo e ora posso dire che è finito: da oggi parte l’avvicinamento agli stati generali. Oggi si chiude un’era e per questo ho deciso di leggere questo discorso che ho iniziato a scrivere un mese fa”. Un discorso che si regge su due parole: “Fiducia e responsabilità“, come il ministro ha scritto su Facebook poco prima dell’inizio del suo intervento. Responsabilità e fiducia che non ha avuto – secondo Di Maio – “chi è stato nelle retrovie e, senza prendersi responsabilità, è uscito allo scoperto solo per pugnalare alle spalle”.